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Domani saranno dieci anni dall’attentato di Nassiriya. Mi sembra giusto ricordare i 19 soldati italiani morti nell’attentato.

Molti di voi non lo ricorderanno, molti altri diranno “l’ennesima giornata del ricordo” ma è così. Si deve ricordare, perché solo ricordando, solo omaggiando le vittime e tendendo una mano alle loro famiglie si può andare avanti.

Gli attentati ai militari italiani, per come la vedo io, non sono lutti privati, sono i lutti di una Nazione e quindi domani un po’ tutti dovremmo sentirci in lutto.

Quel novembre 2003 i funerali, rigorosamente di stato, furono seguiti da milioni di persone, io piansi. Tutte quelle bare allineate avvolte nel tricolore a ricordare che quegli uomini sono morti per una causa.

In tanti non la pensano così, non li considerano eroi, le polemiche sulle missioni di pace si perdono, “vanno lì per lo stipendio”,è una loro scelta” “non sono eroi” ecc ecc. Intanto sono morti, con la divisa addosso, sono morti “nell’adempimento per proprio dovere”.

Lo Stato domani darà alle famiglie delle vittime “la medaglia della riconoscenza”, già il nome la dice lunga sul significato simbolico e morale del gesto.

E allora domani ricordiamo. Ricordiamo Nassiriya, i suoi soldati morti e tutti gli altri morti, e magari, per qualche ora, lasciamo da parte le polemiche.

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