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Cominciamo col dire chi sono. Sono bambini impegnati, adultizzati, con l’agenda piena come un adulto. Sono bambini che la mattina vanno a scuola e che di pomeriggio si dividono tra lezioni di canto, chitarra, pianoforte, danza, calcio, pallavolo, basket e chi più ne a più ne metta.

Non stiamo parlando di ragazzini di 10 anni ma di bambini di due, tre anni. Piccoli già grandi che, spinti dai genitori fanno tante di quelle attività extrascolastiche da essere in grado di macinare più ore di lavoro di un adulto.

Una recente inchiesta riportata sul New York Time e ultimamente ripresa dal settimanale Panorama ha fotografato una generazioni di bambini che non hanno un minuto libero.

La mattina inizia con la scuola materna o elementare a seconda dell’età e poi via una serie di “hobby” o di “obblighi” da portare avanti.

Parliamoci chiaro, a tre anni non sono mica i bambini a scegliere. Sarà mai che sui nostri figli noi genitori riversiamo le nostre passioni o, magari li spingiamo a fare delle attività per farli crescere al passo con i tempi. La società oggi impone dei ritmi serrati e così, ai nostri bambini facciamo fare lo stesso.

Ovviamente lo sport, la musica e tutto il resto sono delle attività che formano i figli ma non sarà troppo? Non rischiamo di crescere dei figli stressati? Con l’ansia da prestazione? Siamo sicuri che far fare loro tutte queste attività sia giusto?

Una volta i bambini andavano a scuola, giocavano in cortile  e andavano al catechismo, oggi, se fanno meno di due attività extrascolastiche vengono considerati marziani. Ci sono pure dei corsi di lingua per bambini dai 18 mesi in su. Voglio dire, a 18 mesi hanno appena imparato a stare in piedi, dicono una cinquantina di parole e alcune in maniera sgangherata ma li mandiamo al corso d’inglese?

Ma dov’è la giusta misura? Conosco bambini di 8 anni che parlano come un trent’enne, vanno persino a fare corsi di dizione!

Pur trovando tutto questo un po’ esagerato io ho portato mio figlio, quando aveva solo 5 mesi, a fare acquaticità. Lui si diverte e a quasi 2 anni ha imparato a muoversi in acqua.

Per il resto giochiamo in casa, siamo l’essenza di quello che oggi si chiama gioco euristico e che una volta era chiamato semplicemente giocare con gli oggetti di casa.

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