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viola veloce

Viola veloce, questo è lo pseudonimo con cui il mondo virtuale e virtualmente letterato la conosce. Nella vita vera fa l’impiegata, in quella virtuale scrive libri. “Omicidi in pausa pranzo” è il suo cavallo di battaglia ma ricordiamo anche “Mamme Bailamme” e “Mariti in salsa web”. Tre titoli, un mare di risate.

Viola perché ha scelto uno pseudonimo?

I motivi sono tanti. Sul blog scrivo anche di mio figlio e vorrei proteggerlo dal rischio che vi sia un’immediata e perfetta identificazione tra sua madre e la blogger che parla di lui.  Ma c’è anche un altro motivo. Nella mia vita reale sono poco propensa a parlare di me con tutta la libertà e la sincerità che uso nel blog e nei libri. Il fatto di usare un altro nome mi fa passare la “vergogna” che proverei se usassi quello vero. Insomma, dico quello che penso in uno spazio protetto e meno esposto, grazie appunto allo pseudonimo. 

Sul suo blog (http://omicidi-in-pausa-pranzo.com/) racconta la scelta di pubblicare con Amazon. Vuole raccontarci il suo percorso?

I miei libri sono stati naturalmente bocciati dagli editori tradizionali, ma ho avuto la fortuna di poter approfittare della fase in cui anche l’editoria è diventata 2.0. I contenuti editoriali oggi possono essere pubblicati senza l’intermediazione di una casa editrice e siccome lavoro sul web da molti anni, sono riuscita anche ad utilizzare degli strumenti social per farmi un po’ di marketing. In realtà, convincere un lettore ad acquistare un ebook è piuttosto complicato. Il potenziale lettore deve infatti autenticarsi su un bookstore, inserire i dati della sua carta di credito e poi acquistare l’ebook che può essere letto solo su un e-reader o su un software di lettura scaricato sul Pc o sullo smartphone. Insomma, è molto più facile comprare un frigorifero online che non un libro. Il frigorifero lo paghi e te lo portano a casa, mentre l’ebook lo devi scaricare su un supporto informatico compatibile con il formato dell’ebook. L’autore deve quindi conoscere i social network per riuscire a trovare utenti molto informatizzati in grado di comprare un “prodotto complesso” come quello dell’ebook. Vendere un libro cartaceo è molto più facile, e credo che per molto tempo se ne venderanno ancora molti di più di quelli in formato digitale. Ma le case editrici tradizionali dovranno rassegnarsi al fatto che il marketing editoriale sarà fatto anche sul web dagli stessi autori, che si trasformeranno in scrittori 2.0, capaci cioè di rispondere/dialogare con i loro lettori direttamente sulle piattaforme di social networking. Fabio Volo vende uno sproposito di copie anche perché twitta e risponde a tutti i lettori su Facebook. Il lancio di un libro non potrà essere fatto solo nelle modalità tradizionali – la pubblicazione di articoli sulla stampa cartacea – ma l’autore dovrà essere presente anche sul web – blog, Facebook, eccetera – e continuare a “promuovere” il libro anche dopo il lancio. La “viralità digitale” di cui si parla molto, non è altro che la capacità di allargare la base dei lettori usando strumenti social che favoriscono il passaparola, grazie a quei tasti meravigliosi che si chiamano “Condivi”, “Share”, eccetera. I miei ebook continuano a essere comprati dai lettori grazie allo stato di “marketing permanente” innescato dalla viralità. Viralità che costa poco – non compro pagine sui giornali! – ma ha una coda molto più lunga di quella di un articoletto pubblicato su una rivista. Dopo che hai buttato la rivista, sparisce anche l’articolo.  Certo, se l’articolo è stato pubblicato anche sul web, resterà il link al contenuto.  Ma se nessuno ti “condivide” quel link, nessuno si ricorderà più di quell’articolo. La viralità digitale si basa proprio sul fatto che un numero alto di persone si scambia volontariamente informazioni su qualcosa che gli è piaciuto. E quindi le notizie continuano a viaggiare, senza finire nel cestino insieme alla rivista cartacea.

C’è chi pensa che l’auto pubblicazione sia denigrante, sia uno spazio riservato agli scarti delle case editrici. Lei invece è molto apprezzata, qual è la ricetta del suo successo?

I miei ebook vendono bene per due ordini di motivi. Il primo è economico: costano poco, meno di un euro. Senza una casa editrice alle spalle, posso tenere i prezzi bassi. Solo così si spiega il fatto che “Omicidi in pausa pranzo” sia nella classifica dei TOP 100 di Amazon da più di tre mesi. Il lettore, inoltre, non è disposto a pagare un prezzo molto alto per un libro che non sia edito da una casa editrice. I libri selfpublished sono come i prodotti unbranded dei supermercati: nessuno ha voglia di pagare molto  per un prodotto senza marchio.Se i prezzi dei miei ebook fossero stati più alti, non avrei venduto una copia. Il secondo motivo per il quale i miei libri vanno benino credo derivi dal mio rispetto per i lettori.  Li tratto bene. Non li ammorbo con lunghe e sbrodolose descrizioni ottocentesche dei personaggi, ma cerco di accompagnarli lungo una narrazione veloce e ritmata, dove sia possibile farsi ogni tanto qualche risata.  Ma scrivere un libro leggero, non è così facile. C’è più lavoro di quanto non sembri dietro le mie paginette che scorrono giù lisce, senza rimanere sul gozzo come una fetta di polenta taragna. 

Lei fa l’impiegata ma come scrittrice è davvero brava. Ha mai pensato di fare della scrittura il suo lavoro principale?

La ringrazio del complimento, ma più che brava, mi considero bravina. So bene di non scrivere dei capolavori e so benissimo che gli scrittori che campano del loro lavoro sono pochissimi. E poi non vorrei fare la scrittrice a tempo pieno. Ci sono lavori molto più divertenti che non stare chiusi in una stanza a scrivere. 

Sempre leggendo il suo blog si apprende che ha scritto il suo quarto romanzo ambientato in un condominio. Ci accenna qualcosa?

E’ il seguito di “Omicidi in pausa pranzo” e si svolge in un condominio. Ho letto molti libri di antropologi e psicanalisti per costruire il personaggio della “persecutrice condominiale” di Francesca.  Nel libro, Francesca si trasforma in un capro espiatorio “vendicatore” e sarà lei questa volta e provare un impulso omicida.  Ma non finirà a San Vittore… e poi il libro non è ancora finito.

Pubblicherà sempre con Amazon?

Faccio tutto da sola – formatto i libri, eccetera –  e quindi le mie energie sono limitate. Ma sto pensando di farmi dare una mano per pubblicare anche su altri bookstore, nonostante Amazon sia il leader di mercato sugli ebook e le vendite sugli altri bookstore siano sicuramente molto meno consistenti di quelle su Amazon.

Anche gli altri due libri avranno un seguito? Magari sulla crescita del suo Tommaso o sui meccanismi della vita di coppia?

Continuerò a bloggare sul figlio adolescente che mi ignora, anche perché di sera voglio stare con lui. Il risultato è che stiamo spesso in due stanze diverse con i nostri PC sui quali facciamo cose diverse.  Però non mi sono immaginata un seguito per le altre due storie, se non appunti i post sul blog dove racconto com’è difficile fare la mamma di un pre-adoloscente digitalizzato.

Altri progetti?

Sì, ho cominciato a scrivere un racconto lungo, in controtendenza col mio stile leggero. Questa volta la protagonista sarà una traduttrice sessantenne che incontra, dopo quarant’anni, l’unico uomo che ha mai amato. Posso solo anticipare che scriverò solo di morte, mestizia, rassegnazione e rimpianti. Sarò una Viola Depressa ma ancora più tecnologica, perché la città in cui si svolge la storia – Bayreuth, in Germania – sarà ricostruita tutta sul web. Insomma, vorrei scrivere un libretto ottocentesco usando come ispirazione Google Maps e lo Street View. Ma non so se troverò il tempo per fare anche questo.

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