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Ma perché le donne devono sempre faticare il doppio degli uomini?

Prendiamo spunto dalla vicenda della signora Elisabetta Ferrante, quarantenne di Torino, licenziata perché non ha voluto sottostare alla avance sessuali del suo capo.

Non è la prima volta che accade solo che Elisabetta, come racconta a Tgcom24, ha avuto la forza di ribellarsi. Donne maltrattate sul lavoro, discriminate perché donne, madri, donne che al rientro dalla maternità vengono declassate e poi, datori di lavoro maschi che credono che tutto sia dovuto (per fortuna non tutti sono così).

Maternità e sessualità, due temi in uno, si, in uno, perché entrambi rappresentano la donna. Elisabetta aveva un buon lavoro, un lavoro che amava e che faceva con passione, adesso sta male, ha avuto attacchi di panico, ma la Cassazione le ha dato ragione, lei è stata vittima di mobbing  sul lavoro. Lei è stata coraggiosa, ha saputo denunciare, è andata avanti contro tutti, mettendo in piazza tutto quello che le successo, non è stata la prima ma, sicuramente è una delle poche.

Quante donne ricevono insulti, anche velati sul lavoro? E quante ricevono complimenti (chiamiamoli così) poco gentili? E ancora quante di noi rinunciamo a mettere una gonna per andare in ufficio perché sappiamo già che i nostri colleghi non faranno altro che chiacchierare tutto il giorno? Non è giusto, non è neanche normale. Così come non è normale quando ad un colloquio ti chiedono se hai figli o se hai intenzione di averne perché, si sa, una donna incinta crea problemi all’azienda, una lavoratrice madre ne crea molti di più. Una donna come Elisabetta è bella, è madre e soprattutto è coraggiosa, è un esempio per tutti.

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