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enrico miceli

Enrico Miceli, giornalista, scrittore, consulente editoriale e molto altro. Tra i suoi lavori più famosi  ricordiamo “Humus” pubblicato con Castelvecchi editore nel 2010. Tanti invece i racconti pubblicati su diverse riviste letterarie. Il suo secondo lavoro è “in cerca di editore”. Vive a Cosenza, sua città natale, dopo aver vissuto al Nord per qualche anno.

Enrico solitamente chi lascia il Sud Italia non vi fa ritorno. Lei invece ha scelto di tornare a casa perché?

Sono stato al Nord per diverso tempo, ho vissuto sei anni a Torino e la ricordo con affetto, è stata una città in cui mi sono sentito a casa. Poi una serie di problemi personali mi ha portato a vivere per diversi anni nei pressi di Roma (anche qui mi sono trovato benissimo) e successivamente di nuovo a Cosenza. Non è una questione di ritorno a casa, non ne ho mai fatto una faccenda territoriale, è semplicemente capitato, e tra l’altro non escludo di poter cambiare ancora. Mi piace spostarmi di tanto in tanto, per cui non so dove finirò nei prossimi anni.

Dicono che Humus, il suo romanzo d’esordio, sia un libro pieno di eccessi. E’ d’accordo?

Alcuni dettagli sono sicuramente forti, anche perché la storia porta con sé delle influenze pulp, un genere che di dettagli forti si nutre. Detto questo, non credo che gli eccessi siano così eclatanti, forse lo sono se usiamo come canone di riferimento il recinto sicuro dentro cui si muove l’editoria italiana da classifica, ma se ampliamo la prospettiva a tutta l’editoria italiana di qualità e all’editoria internazionale direi che Humus è un romanzo sicuramente forte, ma non eccessivo. Le scene e le immagini devono essere funzionali alla storia, mai forzate, mai gratuite, il resto non conta. Questo è l’unico principio che applico quando scrivo.

Cosa l’ha ispirato?

Non saprei con esattezza. Per quel che riguarda l’idea di fondo, direi che forse ad ispirarlo è stata la semplice esigenza di scriverlo, l’aver maturato negli anni un percorso interiore che in qualche modo dovevo raccontare. Poi, come sempre accade, il resto è una miscellanea di vita vissuta, esperienze raccontate, storie lette ecc.

Ha un suo autore di riferimento?

Ne ho molti. Malgrado cerchi di utilizzare uno stile contemporaneo, quanto più fresco possibile, i miei riferimenti maggiori, almeno in letteratura, sono autori classici: autori come Fëdor Dostoevskij o Franz Kafka mi hanno letteralmente cambiato la vita e continuano ancora adesso a farlo. Poi c’è tutto un universo contemporaneo che indago con grande curiosità. Tra gli italiani, Niccolò Ammaniti è sicuramente un autore che stimo, mi piace il suo modo di intessere le trame. Ma ce ne sono molti altri. Tra gli autori stranieri sicuramente Chuck Palahniuk e Irvine Welsh. Ma citare qui tutti gli autori che amo non è possibile, purtroppo.

Il complimento più bello che ha ricevuto?

Quando un complimento è argomentato in modo puntuale è sempre bello, non è il caso di stilare una classifica. Parlando più in generale, è capitato spesso che amici o semplici lettori mi abbiano scritto dicendo che avevano apprezzato molto la mia voce, il linguaggio, la storia, i colpi di scena ecc, e questi sono ancora adesso incoraggiamenti importanti, alle volte persino decisivi quando vivo momenti di sconforto. Quando arrivano complimenti che avverti essere sinceri non puoi che esserne entusiasta, ricevi la giusta energia per iniziare subito una nuova storia e cercare di superarti. Anche scrittori e critici si sono spesi parlando molto bene di me, mi hanno fatto molto piacere i complimenti ricevuti da Sergio Rotino, Carlo Martigli, Nino Dolfo, Eugenio Furia, Barbara Garlaschelli e tantissimi altri che ringrazio, anche perché mi hanno regalato fiducia in me stesso, nei miei mezzi e nella mia scrittura.

E il più brutto?

Diciamo il più strano: un carissimo amico che conosco da più di vent’anni un giorno mi ha incontrato per strada e mi ha detto: «Enri’, ho comprato Humus, lo sai che io coi libri non vado d’accordo, però il tuo l’ho letto e mi è piaciuto. Complimenti, sembrava di leggere un libro vero!». Ci sto ancora ragionando sopra.

Ha tra le mani un secondo lavoro che non è ancora stato pubblicato. Ci racconta qualcosa?

Un mio nuovo lavoro a dire il vero è uscito il 20 novembre per i tipi di Lite Editions. Un racconto che s’intitola “Proprio come la guerra”. Questa volta narro la storia utilizzando il genere noir nella sua forma più classica. Si tratta di un omaggio a uno scrittore francese che apprezzo molto, André Héléna, e utilizzo alcune delle ambientazioni e dei personaggi del suo romanzo Viva la muerte! Per il resto, sì, ho tra le mani un altro romanzo che mi riavvicina al pulp, quindi molto più vicino a Humus come genere, anche se si differenzia per via di alcune tinte più scure e di alcuni elementi un po’ più da horror-thriller. Per il momento, purtroppo, questo romanzo non ha ancora un editore.

E’ vero che ci sono scene ancora più forti di quelle descritte in Humus?

Si tratta di un romanzo che nella sua struttura corale è molto più equilibrato, è un lavoro di cui sono davvero molto soddisfatto. Ad ogni modo è vero, ci sono un paio di scene forti, ma non sono mai scene inserite in maniera gratuita, sono piuttosto passaggi funzionali, che hanno un senso (basta volerlo cogliere), che hanno una loro utilità, che parlano al lettore, magari in modo violento ma questa violenza non è troppo diversa da quella che subiamo in continuazione, durante il corso della nostra vita. Tutto è bilanciato, ogni scena, ogni parola, ogni azione, ogni virgola. Sono convinto che per raccontare sul serio la nostra epoca, oggi, serva molto coraggio, sono troppi i romanzi che vomitano retorica o qualunquismo. Io come scrittore cerco di svolgere il mio ruolo al meglio, cerco di essere onesto con me stesso e, di conseguenza, con i miei lettori. È sotto gli occhi di tutti il fatto che la violenza sia una caratteristica che ci identifica, come epoca e come razza umana, e se la letteratura vuole svolgere davvero il suo ruolo, oggi, ha l’obbligo di diventare violenta, altrimenti non parla dell’uomo, parlerà forse di qualcos’altro, d’accordo, ma non dell’uomo, e una letteratura che non parla dell’uomo non è letteratura. Sono convinto che i lettori siano pronti già da tempo a un tipo di letteratura diversa, semplicemente perché è necessaria. Coloro che sono meno convinti, forse, sono gli editori (non tutti, ovviamente), ma qui non parliamo già più di letteratura, bensì di editoria.

In attesa di pubblicare il secondo romanzo scrive racconti anche questi degni di nota: Dove trova il tempo di fare tutto?

Sì, mi è capitato e mi capita spesso di costruire racconti. Ho scritto per riviste importanti come Granta o Linus o per quotidiani come Linkiesta (con cui collaboro in maniera continuata) o, ultimamente, su una finestra romana del Corriere della Sera.it. Il tempo lo trovo sempre, anche perché mi diverto. Magari dormo tre ore per notte ma non è un problema. Tutto ciò che amo fare è leggere e scrivere, e dunque leggo e scrivo, il meccanismo è piuttosto semplice.

Cosa dobbiamo aspettarci adesso?

Be’, non lo so neanch’io. Non facciamo progetti: viviamo, ridiamo e vediamo un po’ come va a finire!

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