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Ma c’è bisogno di votare? Mi riferisco al Sinodo della Famiglia convocato da Papa Francesco per il 2014. Tante domande su gay, coppie di fatto, contraccezione, divorzi e chi più ne a più ne metta.

Va bene, la chiesa fa il proprio dovere e magari farci delle domande è sinonimo di apertura verso il nuovo mondo ma, consideriamo dove e come viviamo. La maggior parte dei giovani non si sposa ma convive, chi si sposa divorzia entro 5 anni (queste le statistiche) e poi le coppie omosessuali alle quali, è cronaca recente, vengono affidati i minori, la contraccezione poi, dal mio punto di vista è fondamentale per le giovani generazioni che, oltre ad essere tutelate da una gravidanza indesiderata, si proteggono anche dalle malattie.

Ma allora cosa dobbiamo votare?

Dobbiamo dire se vogliamo o no che i divorziati prendano la comunione? Spesso la prendono anche gli assassini perché mai non dovrebbero prenderla i divorziati. Dobbiamo analizzare il comportamento tra noi e i nostri figli o se con nostro marito abbiamo rapporti sessuali mirati al concepimento o semplici unioni atte a soddisfare una voglia quanto più fisica che spirituale? Non saprei.

E badate, a me Papa Francesco sta simpatico, mi piace il suo modo di rapportarsi con i minori, i disagiati, il suo “dare amore” è tangibile però, certe cose proprio non le capisco. Perfino il prete della mia parrocchia ha inviato una mail ai fedeli chiedendoci di partecipare ad un incontro informativo per capire meglio le domande del Santo Padre e rispondere in maniera adeguata ma, a mio avviso, ci vuole un po’ di realismo.

Meglio la contraccezione dell’aborto o peggio, di qualche malattia, meglio un matrimonio chiuso con un divorzio piuttosto che con un assassinio, meglio una coppia omosessuale che si ama e che magari è in grado di crescere coscienziosamente dei figli anziché un uomo e una donna che litigano continuamente e si prendono a botte di fronte ai bambini.

Questo è il mio voto.

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