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Una volta, quando nasceva una figlia femmina era quasi una disgrazia, “nuttata persa e figghia fimmina” dice il grande scrittore Andrea Camilleri. Poi sono cambiati i tempi ma, il figlio maschio, è sempre quello più desiderato. Non che le figlie siamo di serie B ma il maschio, si sa, porta il cognome.

E così tutti  gli italiani si stanno interrogando, in questi giorni, sul perché la Corte Europea di Strasburgo ha multato l’Italia chiedendo una legge che regolamenti in maniera diversa il cognome e che quindi dia la possibilità alle coppie di decidere quale cognome dare al proprio figlio, se quello della madre o del padre (come si è sempre fatto).

Ed ecco così che mentre l’Italia decide i padri delle figlie femmine si prendono la rivincita. Perché? Ve lo spiego.

Poveri padri derisi per tutta la vita, uomini che hanno tentato di mettere al mondo il figlio maschio, l’erede, il portatore sano del loro cognome e perché no, anche del loro nome, padri che invece hanno passato l’esistenza tra assorbenti e mal di pancia, adesso possono cantare vittoria.

Chi di questi padri non è ancora diventato nonno potrà gioire, potrebbe avere un nipotino, o una nipotina, con il proprio cognome, “Evvai”, starà pensando quel padre deriso, “anche io, che ho messo al mondo solo femmine, potrò avere una discendenza”.

E così mi immagino il siparietto dove la povera donna incinta dovrà lottare tra il marito che vuole mettere al nascituro il suo cognome, il padre che la esorta a portare avanti una discendenza altrimenti sepolta e la poverina, che tra una nausea ed un calcetto del figlio, non sa che fare.

Forse estrarrà a sorte.

E se da domani, tutti i nuovi nati avranno il cognome della madre? Come la mettiamo? Vuoi vedere che si comincerà a desiderare strenuamente la figlia femmina?

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