E’ il momento tanto atteso, quello del colloquio, quello che aspettiamo da una vita, e che succede? Ci prende l’ansia.

Da alcune statistiche è emerso che gli italiani ( i maschi, i figli maschi) si fanno accompagnare al colloquio dalla mamma. Che abbiano 30 o 40 anni, non importa. La mamma è sempre la mamma e, continua a fare la mamma anche nella sala d’attesa, elargisce bacini, coccola, sistema il colletto della camicia, continua a dire “dai forza, non preoccuparti, non importa come va”.

Poi il ragazzo (quarantenne) entra per il colloquio e la mamma che fa? Si intrattiene con la segretaria e continua a chiedere in continuazione “Quanto dura il colloquio?” “Ma quanti soldi guadagnerà?”  “Il sabato deve lavorare?” “Quanti giorni di ferie?”

Bisogna sperare che le risposte soddisfino la mamma perché, se non contenta, in caso di esito positivo al colloquio potrebbe far rifiutare il lavoro al figlio prediletto.

Vuoi mai che il povero ragazzo il sabato sera, verso le 21:00 sia  ancora a lavoro e pertanto non potrà gustare la fragrante pizza appena sfornata e impastata con amore da mammà?

Al secondo posto, dopo le madri, i ragazzi vanno in azienda accompagnati dai papà che chiedono principalmente se il giovanotto farà carriera e quali prospettive di crescita offre l’azienda.

Al terzo posto nella classifica “dell’accompagnamento” ci sono mogli e fidanzate che puntano sull’aspetto economico perché si devono sposare o perché, da mogli, hanno bisogno di una seconda entrata.

Attenzione, non mi sono inventata niente, questa è una recente ricerca pubblicata giorni fa su vari siti d’informazione.

A questo punto non so se mi fanno più pena i ragazzi al colloquio o le segretarie.

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