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Ho letto, giorni fa, delle nuove norme sull’affido condiviso dei minori in caso di divorzio. Per prima cosa guardiamo le statistiche, sono impressionanti, sostengono che 88% delle coppie con figli minori divorzia, numeri altissimi di bambini che si trovano dirottati tra avvocati, giudici, il nuovo compagno di mamma, la nuova compagna di papà e tutto quello che ne consegue.

Sempre secondo le statistiche, nel nostro Paese, la percentuale dei minori affidata la padre è bassissima e così, i governanti, hanno pensato di studiare una nuova legge sull’affido condiviso guardando alla norme europee e, soprattutto, al Belgio.

I dettagli non sono ancora chiari fatto sta che questa cosa ha suscitato le polemiche dei genitori già separati che sostengono che l’affido condiviso non funziona. Ma è possibile parlare di “condivisione” in caso di divorzio?

Il minore sarà comunque affidato ad un genitore, vivrà in maniera permanente con mamma o papà, magari il genitore che non vive in casa col piccolo potrà vederlo tutti i giorni ma questo basta per la serenità di un ragazzino?

Tra le nuove norme viene rivalutata anche la figura dei nonni che, devono essere parte integrante della vita del nipotino o, almeno, essere presenti nella stessa maniera in cui lo erano prima del divorzio.

Ma, mi chiedo, servono delle norme per tutto questo?

A quanto pare si.

Effettivamente finché il matrimonio va a gonfie vele nessuno pensa mai al peggio ma quando poi si arriva al punto di rottura a pagarne le conseguenze sono sempre i più piccoli, iniziano le ripicche, le cattiverie e, sono pochissime le famiglie che riescono a dare una stabilità al figlio anche dopo la separazione.

Ad ogni modo l’Italia ha decido si guardare all’Europa per le nuove norme e, magari, ci saranno meno adolescenti che useranno il padre come un bancomat, che si ricorderanno dei nonni solo per Natale e che riempiranno la madre di sensi di colpa.

Staremo a vedere.

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