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Il 27 gennaio del 1945 l’Armata rossa arriva ad Auschwitz e scopre l’orrore. Corpi senza vita, corpi vivi ma ugualmente morti, i russi liberarono gli ultimi superstiti rimasti dentro i campi di concentramento.

Uomini rimasti in vita per testimoniare la tragedia che, purtroppo ancora oggi viene negata da qualcuno.

Quanta tragedia c’è dietro le vite dei superstiti, tutti sono riusciti a raccontare, tutti oggi ricordiamo quella bimba avvolta nel suo cappotto rosso, di un colore così verace quasi a stridere con l’orrore e la paura delle camicie nere.

Negli anni in tanti hanno provato a raccontare la storia. Sicuramente “La vita è bella” di Roberto Benigni, rappresenta bene quello che poteva essere la vita dentro un campo di concentramento.

Oggi tanti film, documentari e interviste cercheranno di rendere omaggio a questa giornata, ai morti, e ai pochi superstiti. Il problema non è tanto nel ricordare ma nell’evitare che ciò accada di nuovo

Non parlo solo della follia dei campi di concentramento ma, soprattutto guardo alla follia di chi disegna ancora le svastiche sui muri, di chi, con la testa rapata, attacca le minoranze, alla follia di chi nega l’olocausto. Penso soprattutto a quello che è successo ieri dove a Roma dove nella Sinagoga sono state trovate delle teste di maiale e scritte antisemite e, l’unica cosa che viene ribadita è “Non bisogna abbassare la guardia”. I campi di concentramento non ci sono più ma le minoranze, tutte le minoranze, continuano ad aver paura. Se non è follia questa!

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