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Chi ama Lucarelli e l’Ispettore Coliandro deve necessariamente leggere i libri di Patrone che oggi ci racconta come è nata la sua passione per la scrittura.

Oreste ci racconti un po’ di lei, cosa fa nella vita?

Diamoci del tu, per carità! Nella vita mi occupo di temi legati all’ambiente, sono un ingegnere.

Quando è nata la passione per la scrittura?

Il primo romanzo l’ho scritto tre anni fa, ma avevo iniziato a maltrattare la macchina da scrivere molto prima. Potrei sintetizzare la mia esperienza fino a quel momento così: storie pensate tante, storie iniziate poche, storie concluse nessuna. Credo che il problema fossero proprio le storie: non erano quelle giuste, non nascevano dal mio desiderio di raccontare qualcosa quanto piuttosto da quello di piacere agli altri. Erano storie vuote, senz’anima, che mancavano della “magia”. E poi erano scritte malissimo, scopiazzate e con personaggi improbabili. Tre anni fa ci ho riprovato ed è andata meglio. Evidentemente avevo trovato la mia strada. La passione è nata allora, insieme alla consapevolezza di stare scrivendo cose adatte a me.

Come mai hai deciso di cimentarti con un Commissario?

È stato un caso. Uscivo da un esperienza che mi aveva deluso, volevo depurarmi da tutte le tensioni negative accumulate e soprattutto prendere le distanze dal genere narrativo al quale mi ero dedicato fino a quel momento. Buttarmi sullo humor demenziale mi è sembrata la scelta perfetta. Il fatto che Cazzavillani sia un Commissario di Polizia credo che dipenda dal mio background: sono un appassionato di serie televisive gialle e thriller. Immagino che nella mia mente si sia consumato un processo di deformazione in chiave umoristica dei personaggi di quelle serie. Non è stata una scelta del tutto consapevole, insomma.

Evaristo Cazzavillani, il tuo personaggio, a me ricorda un po’ l’Ispettore Coliandro cosa ne pensi?

Coliandro, per me, rappresenta un’icona da adorare. Se il mio Cazzavillani ti ha ricordato lui, anche solo un po’, non posso che sentirmi lusingato. Sono tuttavia personaggi diversi, secondo me. Coliandro è succube in parte di un sistema che non governa, occupa un gradino basso della catena di comando – anche se non il più basso – e questo influenza il personaggio e il modo in cui si relaziona col suo ambiente di lavoro; Cazzavillani invece è un capo, anche se inadeguato e cialtrone, e sono gli altri che loro malgrado devono subire lui. Credo comunque che, inevitabilmente, nell’amalgama di caratteristiche che hanno dato vita al personaggio di Evaristo, un po’ di Coliandro ci sia scappato. Non me ne voglia Carlo Lucarelli.

Come mai hai deciso di costruire un personaggio così irriverente? Cosa ti ha ispirato?

La vita di tutti i giorni, principalmente. Il personaggio è nato ufficialmente un giorno mentre mi trovavo in fila in un ufficio postale. Mi annoiavo e così ho cominciato a osservare le situazioni che avevo intorno sotto una lente nuova, immaginandomi come avrebbe reagito una persona con un carattere simile al mio, capace di cogliere il lato comico di quelle situazioni, ma portato diversamente di me ad interagire con queste introducendovi una variabile impazzita. Il risultato è stato la bozza del primo racconto, scritta sul telefono, che intitolai appunto “La fila alle poste”.

Ti sei confrontato con l’auto pubblicazione come sta andando?

Direi bene, sono molto soddisfatto. Non avevo aspettative particolari quando ho deciso di pubblicare la raccolta su Amazon, ma i risultati mi hanno sorpreso e inorgoglito spingendomi a ripetere l’esperimento con un altro racconto più lungo. Siamo sempre nell’ambito dei numeri dell’editoria digitale, intendiamoci, ma sono contento. Ho delle perplessità su alcuni aspetti del sistema, cose che non mi hanno convinto del tutto e mi hanno imposto di fare alcune riflessioni sul prosieguo del mio cammino come autore, ma il giudizio generale – per quella che è stata mia esperienza fino ad oggi – è positivo.

Hai mai pensato di proporti alle case editrici “tradizionali”?

L’avevo fatto inizialmente con un bozza della raccolta. Potrei riprovarci in futuro ma con qualcosa di diverso, magari quella storia lunga che potrebbe essere la prova definitiva di Cazzavillani. Ci penserò quando sarà il momento.

Hai altri racconti nel cassetto?

Sto scrivendo un romanzo breve avente sempre per protagonista Cazzavillani e cercando di mettere a posto tre racconti legati da un filo comune dai quali vorrei ricavare una raccolta. Vedremo.

 

Potete trovare i due libri di Oreste su Amazon, per farvi un’idea potete anche leggere la recensione ad un suo libro cliccando qui: https://sorberasilvestra.wordpress.com/2014/03/25/i-racconti-del-commissario-cazzavillani-oreste-patrone/

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