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Fabrizio Ferracane, giovane artista di Castelvetrano è sbarcato a Venezia per la 71° mostra del cinema. L’artista interpreta Luciano nel film di Francesco Munzi dal titolo “Anime nere” al cinema da ieri. Ecco cosa ci ha raccontato.

Fabrizio lei è tra gli attori protagonisti del film di Francesco Munzi “Anime nere” in concorso al Festival di Venezia. Cosa prova in questo momento?

Sono felice come un bambino quando riceve il regalo che ha sempre sognato! Essere tra i protagonisti di un film come questo significa avere una visibilità mondiale, è una cosa stupefacente, da rimanere sbalorditi, ancora non ci credo. Oltretutto ho fatto un bel regalo anche ai miei genitori che il giorno della proiezione a Venezia festeggiavano i loro 45 anni di matrimonio, è stata una cosa unica, irripetibile.

Tv, teatro, adesso il cinema. Come si sente?

Mi sento molto fortunato. Ho fatto delle cose in televisione e molto teatro insieme a Rino Marino, e adesso ho avuto questa splendida opportunità. Sono uno che ama fare questo mestiere e insieme a Rino abbiamo messo in piedi diverse spettacoli Ferrovecchio, Ora Pro Nobis e Malafesta per citarne alcuni. Nel complesso posso dire che in questo periodo sto lavorando molto e quindi non mi posso lamentare, in questo mestiere è così, ci sono periodi di lavoro intenso e poi dei periodi morti anche se, per me, morti non sono visto che spesso realizzo dei laboratori teatrali dove le compagnie o le singole persone danno il meglio, il mio è un lavoro meraviglioso.

Il film di Munzi è stato girato in Aspromonte e racconta la vita di una famiglia “criminale”, com’è stato entrare a contatto con una realtà così difficile?

Inizialmente è stata dura, la gente del posto si faceva e ci faceva delle domande, volevano sapere cosa stavamo girando ma poi, come tutte le persone del sud, si sono aperte e ci hanno dato tanto. Personalmente in un mese e mezzo ho imparato tantissimo, è grazie alla gente del posto, le persone che vivono quelle terre tutti i giorni che ho potuto imparare il dialetto, la cadenza, i modi non solo di parlare ma anche di camminare, di gesticolare, le espressioni. Un’esperienza straordinaria che mi ha aiutato ad interpretare Luciano e i suoi lunghi silenzi, i suoi dialoghi fatti solo di gesti o di sguardi.

Lei interpreta Luciano, il più grande dei fratelli protagonisti della storia, è un padre che vede la vita del figlio andare alla deriva, come si è preparato per questo ruolo?

Luciano ha fatto i suoi anni di galera, ha commesso degli errori ma, ad un certo punto decide di ritirarsi, di fare un’altra vita. Inizia così la sua vita da agricoltore, ha le sue terre, una moglie che ama alla follia e vuole avere una vita tranquilla ma, il figlio combina un guaio e così lui è tra due fuochi, il “dovere” nei confronti della famiglia e quella che è diventata la sua nuova vita.

Questo ragazzo rappresenta un po’ i giovani di oggi che vogliono tutto, guadagni facili, poca fatica?

Si e no. Come in tutte le cose non si può generalizzare. Io sono di Castelvetrano, la terra di Matteo Messina Denaro ma la mia città è piena di persone oneste, che fanno il loro lavoro con fatica che mai si sognerebbero di delinquere. Lo stesso vale per i giovani. Ci sono quelli che vivono nell’immobilismo permanente, quelli che io personalmente prenderei a schiaffi e poi ci sono i giovani che amano la cultura, la musica, le arti e io ne ho incontrati tanti, specie a Venezia. Il problema di fondo, dal mio punto di vista è un altro. Bisognerebbe rivalutare la bellezza delle cose, sarebbe necessario che gli uomini di potere pensassero di più ai problemi terreni, a chi ha una pensione da fame, alla disoccupazione giovanile ma, l’Italia è il Paese delle grandi contraddizioni, è il Paese dove si rovista nella spazzatura per mangiare ma, finché hai il piatto di pasta a tavola dici che tutto va bene.

Cosa si aspetta dopo Venezia?

Quest’esperienza per me è stata talmente straordinaria che non riesco a pensare al dopo. Sicuramente nel futuro c’è il teatro, ho in programma dei lavori con Rino Marino, altri con Peppino Mazzotta, il resto si vedrà.

 

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