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Oggi facciamo una chiacchierata divertente con lo scrittore di “Metti la mamma nel freezer”, una bella e divertente intervista così come il libro.

Buona lettura.

Ci parli un po’ di te?

Sono piuttosto restio a parlare di me, nondimeno, comprendendo le esigenze del pubblico, mi limito a citare un importante critico .

” PessimeScuse è lo pseudonimo di un grosso scrittore. Da notizie frammentarie e non confermate pare, infatti, che pesi circa cento chili. Di certo si sa che è nato a Cagliari e che dopo una vita avventurosa, servizio militare ad Avellino, San Giorgio a Cremano,  Cordenons e trentacinque anni di lavoro all’INPS, decide di auto esiliarsi nel suo buen retiro insieme con moglie, toscani extravecchi, macchina militare  d’epoca e tatuaggi. “Sono soltanto  un piccolo genio” dice schermendosi  e in quell’aggettivo è condensata tutta la modestia dell’ uomo che, solo adesso lo posso svelare, ha appena rinunciato al premio Nobel per la letteratura in favore della scrittrice Svjatlana Aleksievič. E’ una signora, avrebbe spiegato accendendosi l’ennesimo toscano prima di allontanarsi, e un gentiluomo non fa mai un torto ad una rappresentante del gentil sesso. ”  firmato Critico Importante

Come mai hai iniziato a scrivere?

Come disse lo scrittore Paul Léautaud, “Niente insegna a scrivere bene quanto leggere cattivi scrittori” ed io, modestamente, una decina di anni fa feci una bella imbarcata di gialli e noir di pessima qualità che leggevo di notte, visto che avevo difficoltà a prendere sonno, e volevo qualcosa che non mi impegnasse troppo. Imbufalito come un Facocero castrato davanti alla Facoceressa in calore, di fronte all’ennesima schifezza sbottai: pure io riesco a scrivere meglio. Ero talmente infuriato che passai sopra alla mia proverbiale poltronite e lasciai il letto per piazzarmi davanti al pc. In un paio di notti scrissi il mio primo giallo che, ammisi con me stesso, mi piaceva molto.

Ci presi gusto e scrissi altri cinque libri surreali, ironici e politicamente scorretti (i miei preferiti) nei quali do libero sfogo a quanto c’è di peggio in me e tre gialli, sempre con gli stessi protagonisti.

Ci racconti il tuo libro?

La storia si intreccia con le vicende dell’ingegner Pintus Quirino, uomo irascibile e segnato da un’infanzia trascorsa in collegio dove il padre l’aveva parcheggiato per poter vivere senza seccature il secondo matrimonio con una donna molto più giovane di lui. Costui, rientrando a casa dopo la festicciola aziendale per il suo pensionamento, entra in collisione con un autoarticolato e lascia questa valle di lacrime. Lascia anche una discreta pensione che permetterà alla vedova e ai due figli oramai orfani una vita agiata e senza problemi.

Al compimento dei novantun anni anche Cossu Incoronata vedova Pintus rende l’anima a Dio gettando nella più profonda disperazione i suoi due figli, Sciantal e Giangaleazzo, dato che con la dipartita della madre veniva a mancare l’unica fonte di sostentamento, la pensione di reversibilità. Infatti, a dispetto dell’età non freschissima, Giangaleazzo si dedicava all’arte della scrittura mentre Sciantal, un pochino indietro con l’orologio biologico, alle faccende di casa. Davanti al panico del fratello, che non aveva mai lavorato in vita sua, la dolce Sciantal, forse ritardata ma non stupida, gli propone di tacere sulla morte e mettere la mamma in un freezer per conservarla ed esibirla all’occorrenza. Detto fatto. La vita scorre tranquilla finché l’Inps non chiede una dichiarazione con firma autentica. Nuova disperazione di Giangaleazzo e nuova intervento della sorella. Avrebbe dovuto sedurre la direttrice del locale ufficio postale per farle autenticare una firma falsa. Non si sa bene chi sedusse chi, ma i due si fidanzano, il documento viene autenticato dopo un’occhiata fugace al cadavere scongelato alla bisogna e sistemato a letto in penombra, e la vita va avanti. Proprio quando Giangaleazzo, per uno scherzo del destino, diventa uno scrittore famoso, bussa alla loro porta un ispettore dell’ Inps mandato a indagare su quella pensionata di ben centoundici anni.

La trama da dove è venuta fuori?

Trentacinque anni di Inps fanno entrare in contatto con un universo variegato in cui diventa difficile riuscire a distinguere la realtà dalla fantasia. Entrambe si mescolano in un amalgama talmente omogenea che non ci si stupisce più di nulla. Mi sono, perciò, limitato ad ipotizzare una situazione che all’epoca poteva essere surreale ma che, in seguito, ahimè, si è dimostrata fin troppo reale. Ci ho aggiunto un’impiegata Inps incazzosa in quanto cornuta, un ispettore vedovo e casto da una ventina di anni alle prese con un risveglio ormonale , un po’ di sfiga qua e là e la botta di culo finale con la pubblicazione da parte di una grande Casa editrice di un’immonda schifezza di giallo nuragico scritto da Giangaleazzo convertitosi alla letteratura d’evasione.

Altri progetti?

Adesso sono praticamente alla metà di un libro che affronta l’inquinamento nei territori usati per le esercitazioni militari ed un loro possibile uso. Naturalmente nel modo più politicamente scorretto che ci sia. D’altra parte obbligare una regione a dare il sessanta per cento delle servitù militari dell’Italia è politicamente (e moralmente) corretto?

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