Il freddo e il gelo, la rabbia e lo sconforto di circa 519 lavoratori di
alcune cooperative palermitane ( tra questi la Cooperativa Comitini, della
quale conosco personalmente dei validi lavoratori) ) non hanno scoraggiato la
protesta davanti la Prefettura di Palermo, paralizzando  per diverse ore tutta
via Cavour in attesa di una risposta per non perdere il pezzo di pane. Sono ore
cruciali, di riflessione e di decisione e vorremmo che principalmente i
politici nati e cresciuti in questa martoriata e insanguinata terra di Sicilia,
elevassero la voce non permettendo all’indifferenza di qualcuno di giocare sul
futuro di molte famiglie.Sono padri e madri di famiglia, lavoratori onesti e
puliti che chiedono di continuare a lavorare nelle cooperative che da circa
venti anni ancora non stabilizzano quanti hanno assunto la dignità del lavoro e
della serenità tra le mura domestiche. Non sarebbe il caso di ricordare quanto
detto dall’allora Cardinale di Palermo  Salvatore Pappalardo a un funerale di
“Stato “-“Mentre a Roma si discute , Sagunto viene espugnata dai nemici ” Oggi
la città di Sagunto è ancora e disgraziatamente Palermo, la stessa che si
prepara a celebrare il venticinquesimo anniversario della strage di Capaci e
Via D’Amelio. Ma con quale animo si possono fissare incontri e altro quando si
stanno per lasciare sul lastrico di una strada bel 519 famiglie che hanno
diritto al lavoro alla stabilizzazione, alla riconsegna di una dignità
umiliata e schiaffeggiata da una lenta burocrazia che grida giustizia al
cospetto di Dio.Cosa avrebbero fatto i tanti Falcone, Borsellino, Padre
Puglisi, Carlo Alberto dalla Chiesa, Pio La Torre, Piersanti Mattarella …Non
può avere pace quel politico di governo o di opposizione se fa finta di non
udire l’appello di queste centinaia di famiglie palermitane che in prossimità
delle feste di natale si sono viste arrivare la lettera di licenziamento. Non è
coerentemente onesto far finta di non sentire e non vedere , tanto il
“referendum” è passato e a nessuno (tranne a qualcuno che da anni ha impugnato
la difesa del posto di lavoro di questi uomini e donne ) interessa più il “sud
” e le sue problematiche. No: questa si chiama incoerenza , si chiama
menefreghismo che non va taciuto. Bisogna far sapere che  questo natale non è
come gli altri e a nulla serve ricordare anniversari più o meno importanti se
prima non si garantisce il posto di lavoro a quel papà che da anni è precario e
dopo anni e anni di lavoro, di sudditanza e di silenzi adesso al biglietto di
auguri si vede recapitare il “licenziamento ” datato 31 dicembre. Rivolgo
questo appello alla società civile, al Presidente della Repubblica Sergio
Mattarella e al Presidente del Senato Pietro Grasso, entrambi figli della terra
di sicilia, lo stesso al Ministro Alfano e ai Sottosegretario di Governo che
prima del 4 dicembre hanno organizzato eventi politici invitando gli stessi che
oggi sono abbandonati e rischiano tutto a non disertare l’appuntamento col
personaggio da applausi. Oggi l’applauso lo dirigo a questi papà che al freddo
e al gelo( come copione di natale impone ) stanno chiedendo al Prefetto di
Palermo,al MIUR di non essere abbandonati, di non dare promesse, di non giocare
col pane del figli. Non è umano e non è giusto. Povera Sicilia, Povero Sud,
Povera Palermo. MA cosa si dirà ai figli di questi genitori che per anni hanno
lavorato nel precariato e pur se ci sono le leggi che prevedono a livello
Europeo la stabilizzazione, proprio alle porte delle festività natalizie si
buttano per strada tanti lavoratori? Se chi è nei palazzi romani, nelle
poltrone della politica non riesce a garantire la dignità del posto di lavoro e
del rispetto dell’articolo della costituzione, se non ce la fa perchè non ha la
forza di urlare con i poveri, con i lavoratori, con chi non ha pensioni d’oro o
stipendi da capogiro, per piacere “Lasci perdere la Politica”. Domani tutto
questo e di altro ancora ne dovrà rendicontare al cospetto di Dio. Si perchè
proprio mentre Dio sta per incarnarsi e farsi Uomo, uomini un pò distratti non
si accorgono che 519 papà ( e sono tanti ) chiedono rispetto, lavoro e tutela.E
questo uno Stato che si professa democratico e a servizio ( ?) dei cittadini  (
o  delle caste delle correnti politiche ) deve far proprio il grido dei
lavoratori. A chi si sta schierando per trovare una soluzione al “non
licenziamento” e alla stabilizzazione dei nostri lavoratori va tutto il nostro
plauso e incoraggiamento, ma a chi fa finta di niente va tutto il nostro
sdegno. Ai lavoratori delle Cooperative solo un messaggio: rimanete uniti,
lottiamo perchè alla fine si Vince se si vuole con forza e caparbietà-

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