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Ebbene si, il lamento è un vizio.

Ci lamentiamo tutti e per tutto, per la casa piccola, sporca, il bimbo capriccioso o pigro, i chili di troppo, l’altezza e tanto altro.

Ci lamentiamo sempre  e soprattutto ci lamentiamo perchè quello che abbiamo, quello che ci rappresenta non ci piace, mai o quasi mai.

Vi racconto una storia per semplificare e farvi capire “il vizio”.

C’era una volta (così iniziamo con il piede giusto) un lembo di terra bellissimo a sud della Sicilia, un giorno un uomo decise di girare un film per il cinema e decise di ambienatarlo in quelle bellezze. I cittadini erano contenti, tutti volevano fare le comparse, tutti al bar, in piazza, al supermercato potevano incontrare attori, famosi e non, e conversare con loro. Poi il film è uscito al cinema e, la stessa gente si cui sopra, ha iniziato a lamentarsi perchè il bidello del film non rappresentava il bidello della città, lo stesso dicasi per il bimbo protagonista, la scuola, la nonna e il suo mezzo di trasporto. (Per la cronaca il film ha ottenuto molti riconoscimenti).

Poi venne il tempo di una produzione mediaset che decise di ambiantare una fiction quasi nella stessa zona, un set a cielo aperto, tanto sono belli i luoghi. Anche questa volta attori per la città, foto, autografi e poi la fiction arriva su canale 5 e….rullo di tamburi….non piace a nessuno perchè la mafia non esiste, perchè non ci sono i boss, perchè nessuno si sognerebbe di fare una strage a scuola. (La fiction ha otttenuto buoni consensi, in liena con la rete).

Arriviamo ai giorni nostri.

Questa volta è la rai che vuole girare una miniserie tratta da un romanzo-inchiesta, anche questa volta tutti felici duante le riprese, articoli a più non possovisto che l’attore protagonista è siciliano e racconta una storia siciliana. Tutto bello fino alla messa in onda.

I cittadini disconoscono l’attore che fino a pochi mesi prima avevano osannato, fanno persino fino di non ricordarne il nome e di sapere soltanto che quell’uomo è fratello di un tizio che faceva cantare le piazze (ad ogni modo ci sarebbe anche una sorella scrittrice molto brava), lamantano che l’attore siciliano non sa parlare il dialetto (ma essendo il prodotto di diffusione nazionale è impossibile esprimersi in completo dialetto, bisgona italianizzare altrimenti chi lo capice), lamenti, lamenti su tutto, ne sarà ben felice l’autore dle libro che starà spopolando in libreria. (Sempre per dovere di cronaca la miniserie è stata vista da oltre sei milioni di telespettatori).

Ora smettiala, è una fiction, che dovrebbero dire i catanesi che tra poco ritorna Rosy Abate dal regno dei morti? E i romani?

Mi aspetto quindi che i triestini facciano una petizione per raccontare al mondo che in città non si aggirano fantasmi e che Cagliostro è una pura invenzione di Lucarelli.

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